Per anni, il racconto turistico su Manchester si è adagiato su una narrazione fiera, bellissima, ma sempre uguale a se stessa. Vi diranno che Manchester è il brivido della pioggia che cade sui mattoni rossi di una vecchia fabbrica tessile; vi parleranno dell’eredità immortale degli Oasis, degli Smiths e del Joy Division; vi racconteranno l’epopea calcistica che divide la città tra il rosso dello United e il blu del City. Tutto vero, tutto splendido. Ma se andate a Manchester oggi e vi limitate a questo, vi state perdendo la parte più eccitante della sua attuale rinascita: una scena gastronomica rivoluzionaria, eclettica e spaventosamente in salute, che ha trasformato la città nella destinazione culinaria più vibrante di tutto il Regno Unito.

Per un viaggiatore abituato alle rigide gerarchie della ristorazione europea, Manchester è una boccata d’aria fresca. Qui non troverete la rigidità formale di certe grandi capitali. L’eccellenza si nasconde dentro i magazzini industriali riqualificati di Ancoats, sotto le arcate ferroviarie dell’era vittoriana o dietro porte anonime dove occorre suonare un campanello per entrare. La città ha preso la sua storica attitudine operaia e l’ha mescolata con una creatività culinaria senza freni. Il risultato? Un panorama culinario talmente ricco, accessibile e variegato che da solo vale il viaggio.
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Il Miracolo di Ancoats e la Nuova Avanguardia Mancuniana
Se volete capire dove batte il nuovo cuore della città, dovete camminare verso Ancoats. Un tempo questo quartiere era un labirinto di ciminiere e canali, il fulcro fumoso della rivoluzione industriale. Oggi è il quartiere dei creativi, e la sua architettura ruvida fa da cornice a ristoranti che stanno ridefinendo la cucina britannica.
È qui che si incontra Skof, un luogo che è un vero e proprio tributo visivo e sentimentale alla città. All’interno di un ex deposito tessile, tra mattoni a vista e grandi travi d’acciaio, lo chef Tom Barnes (già braccio destro del leggendario Simon Rogan a L’Enclume) propone una cucina che balla magnificamente tra sapori internazionali e ingredienti raccolti dietro l’angolo.
Nel suo menu degustazione da una stella Michelin, potreste trovarvi a sorseggiare un sorbetto all’amasake prima di affondare il cucchiaio in un gelato fatto con il miele delle arnie urbane di Manchester. Ma la vera magia di Skof sta nella sua totale assenza di snobismo: l’atmosfera è resa vibrante da una playlist musicale scelta dallo chef, e l’esperienza si chiude con il “Barney’s Tiramisu”, un dolce commovente che Tom ha dedicato alla memoria di suo padre, trasformando l’alta cucina in un fatto di pura empatia familiare.

foto presa da https://www.skofmanchester.co.uk/
A pochi passi, sempre ad Ancoats, si respira la stessa elettricità da Mana, il ristorante guidato da Simon Martin che ha riportato la stella Michelin a Manchester dopo ben quarant’anni. Da mana la cucina è concepita come uno spettacolo visivo: la sala è minimale, i tavoli sono larghi e distanziati, e ognuno di essi è orientato come una poltrona a teatro verso la grande cucina a vista. Simon Martin parte da un presupposto geografico semplice: “Viviamo su un’isola”.
Da qui nasce un percorso incentrato sulla purezza dei frutti di mare e dei prodotti britannici, manipolati con tecniche orientali maniacali, dove piatti apparentemente semplici come il montone arrosto con zabaione al miso bianco diventano esplosioni di puro sapore.
Se invece cercate qualcosa di incredibilmente contemporaneo ma più informale, la risposta è Erst. Ha tutto quello che definisce un grande locale dei nostri giorni: piatti da condividere al centro del tavolo, una selezione pazzesca di vini naturali e una cucina aperta che profuma di fumo e brace. La forza di Erst sta nella sua apparente semplicità, che nasconde una precisione millimetrica nei sapori. Il consiglio per cominciare è banale solo a parole: ordinate una delle loro focacce (flatbreads) calde, appena sfornate e bruciacchiate, magari condite con i dolci pomodori del Vesuvio, e proseguite con un risotto alla seppia che ha una profondità di sapore d’altri tempi.

foto presa da tripadvisor.co.uk
Il Fascino della Storia e il Calore della Condivisione
Spostandosi verso il centro storico, la geografia dei sapori si intreccia ancora di più con l’anima romantica della città. Dentro il monumentale Midland Hotel, l’albergo nato a inizio Novecento per accogliere i viaggiatori della lussuosa ferrovia inglese, si trova Adam Reid at The French.
La sala è uno splendido trionfo in stile Belle Époque che evoca i fasti del passato, ma dimenticate la cucina francese. Lo chef Adam Reid ha deciso di usare questo palcoscenico per celebrare le sue radici del nord dell’Inghilterra. Il menu si presenta con descrizioni volutamente criptiche – parole singole come “Fungi” o “Fish” – lasciando che siano gli chef stessi, uscendo dalla cucina per completare il piatto direttamente al vostro tavolo, a svelarvi il gioco culinario in un clima caldo e confidenziale.
Se l’eleganza edoardiana vi affascina ma stasera avete voglia di un’atmosfera più festosa, El Gato Negro in King Street è un’istituzione intramontabile. Questo ristorante di tapas spagnole occupa un intero edificio storico diviso su tre livelli, ognuno con una sua energia: si può bere qualcosa al bancone del piano terra guardando la via pedonale, sedersi al primo piano davanti alla griglia Josper o salire fino alla magnifica terrazza sul tetto. Il cibo è una festa di sapori iberici riconoscibili e fatti a regola d’arte, dove è d’obbligo chiudere la cena con una crema catalana da manuale.

foto presa da https://www.elgatonegrotapas.com/manchester/
Per i cacciatori di gemme nascoste, invece, la rotta da seguire porta verso il Green Quarter, dove sotto le arcate della ferrovia si nasconde The Spärrows. Per entrare bisogna fare una cosa insolita per un ristorante: suonare un campanello. Una volta dentro, vi ritroverete in un paradiso dedicato ai carboidrati dell’Europa continentale. Il nome è il richiamo ai famosi gnocchetti spätzle, e la cucina produce ogni giorno a mano meraviglie che vanno dai pelmeni russi ai pierogi polacchi, il tutto accompagnato da una selezione sorprendente di sakè e vini di piccoli produttori artigianali.
Il “Contagio” Londinese e la Teatralità della Tavola
Il termometro definitivo del successo gastronomico di Manchester è dato dal fatto che i più grandi colossi della ristorazione di Londra hanno smesso di considerare la capitale come l’unico posto in cui valga la pena stare. Negli ultimi anni, i nomi più caldi della scena londinese hanno aperto filiali maestose all’ombra della Beetham Tower, portando con sé una buona dose di glamour e spettacolarità.
Oggi a Manchester potete cenare tra le sculture sfarzose di Sexy Fish, immergervi nella goliardia barocca e italianissima di Circolo Popolare (il celebre format del gruppo Big Mamma che ha ridefinito l’estetica dei ristoranti su Instagram), o scegliere la via della carne perfetta prenotando da Hawksmoor o Blacklock.
Se invece cercate un’esperienza d’altri tempi, l’indirizzo giusto è Louis, a Spinningfields. È un locale che mette in scena un’esperienza italo-americana d’impatto, con luci soffuse, musica jazz rigorosamente dal vivo e un servizio molto teatrale al tavolo. Non è il posto dove andare se cercate il risparmio o porzioni da trattoria, ma è perfetto se volete regalarvi una serata cinematografica e modaiola.
La varietà della città si completa con la rassicurante eleganza di Gusto Italian, ideale per i grandi classici in un ambiente curato, e con l’audacia di Crabbish a Salford, che ha portato per la prima volta in città l’esperienza del seafood boil in stile Louisiana: crostacei speziatissimi serviti caldi, da mangiare rigorosamente con le mani, in un’esplosione di convivialità pop.
l Consiglio del Viaggiatore: Quando Andare?
Per godersi al massimo questa rivoluzione del gusto, il consiglio è quello di pianificare l’esplorazione durante la tarda mattinata di un giorno della settimana, dalle 10:00 in poi. Arrivare in zona a quest’ora vi permetterà di fare una colazione tardiva o un brunch ammirando i grattacieli che si specchiano sulle vecchie mura di mattoni, per poi trovarvi nel cuore della città quando scatta l’ora di pranzo.
È in quel momento che Manchester rivela la sua anima più autentica: la frenesia degli uffici che si mescola al profumo dello street food, la corsa dei broker che si incrocia con i tavoli all’aperto dei bistrot. Un’energia vibrante, contagiosa, squisitamente urbana.

Se optate per il fine settimana, la città cambia pelle. Molti quartieri commerciali si svuotano, regalandovi il lusso di camminare in una quiete quasi surreale tra canyon di vetro e vicoli storici. È una scelta affascinante per fotografare la città deserta e godersi i pub storici senza fretta, anche se l’assenza della folla settimanale potrebbe farvi perdere un briciolo di quell’elettricità frenetica che rende Manchester così dannatamente viva.
La prossima volta che mettete piede nel Regno Unito, non limitatevi a guardare verso sud. Prendete un treno per Manchester, lasciatevi guidare dall’istinto tra i suoi vicoli industriali e sedetevi a tavola. Scoprirete una città che non ha solo una grande storia da raccontare, ma anche un appetito formidabile per il futuro.

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